L'inizio
Nasce a Messina il 24 gennaio. Frequenta le scuole elementari dai Gesuiti.
Pionieri della motonautica italiana
Ingegnere. Tra i primi a costruire barche in vetroresina in Italia.
Messina · 24 gennaio 1926 — il mare come rotta
La sua passione era il mare. Era ingegnere, non mastro d'ascia: non poteva mettere le barche a mare con le proprie mani, ma poteva progettarle e costruirle. E lo fece, in un'epoca in cui in Italia di barche in plastica rinforzata non ne faceva quasi nessuno.
Questa è la sua storia, raccontata da chi gli è stata accanto.
Quaderno di bordo
Nasce a Messina il 24 gennaio. Frequenta le scuole elementari dai Gesuiti.
La famiglia si trasferisce a Tripoli. Fa tre anni di ginnasio; per un anno il padre preferisce ritirarlo, dopo i contrasti con la professoressa di matematica. Ne sapeva più di lei.
Allo scoppio della guerra si torna in Italia. A Roma frequenta il De Merode dei Fratelli, a piazza di Spagna.
Dopo il biennio di ingegneria e il trasferimento a Napoli, si laurea con il professor Felice Ippolito.
Inizia a lavorare con il padre, occupandosi soprattutto dell'officina. Modifica le macchine della Loro & Parisini usate per preparare i blocchi in lapillo. Di costruzioni edili non si è mai occupato.
Un giorno mi incarica — andavo spesso a Roma — di ordinargli un libro alla libreria americana. Da lì è iniziato tutto. Comincia a ordinare resine e materiali alla Montecatini e alla Balzaretti & Modigliani.
Costruisce la prima barca e poi gli altri prototipi — tra cui un piccolo, avveniristico aliscafo da diporto. Quante prove di carico abbiano fatto, non lo ricordo nemmeno.
Incuriosite, Montecatini e Balzaretti vengono a vedere di persona chi stesse adoperando tutta quella resina, e perché. La Montecatini espone le nostre barche alla Fiera di Palermo. Arrivano gli articoli su «Spruzzi e Virate», «La Vela» e altre riviste — articoli che conservo ancora.
Per la malattia di papà e la mancanza di liquidità siamo costretti a cedere il cantiere nautico alla FIART, con l'impegno che a Jano fosse garantita continuità.
Per lui continuare fu impossibile, e il riconoscimento finì ad altri. Eppure i suoi stampi in vetroresina avevano ormai fatto il giro di mezza Italia. Il primato e gli onori andarono a chi prese il suo posto; il suo nome restò in disparte in quella storia.
Le parole della sorella
«Me ne sono accorta tardi, ma Jano lo sapeva. Le lettere che ho scritto per rimettere le cose al loro posto sono ancora lì, una tra i pionieri della motonautica.»
— Ada Parasiliti